Giorgia Villa si racconta alla vigilia del suo debutto ufficiale tra i grandi.

Giorgia Villa è la grande promessa della ginnastica artistica italiana anche se, per una campionessa che, alle recenti Olimpiadi giovanili di Buenos Aires, ha vinto tre medaglie d’oro ed una d’argento, il termine promessa sta realmente molto stretto.

A soli 15 anni, una carriera già con grandissime soddisfazioni e tra pochi giorni, il 1 gennaio 2019, l’ingresso nella categoria senior dove si confronterà con le Atlete più forti del mondo.

Si è voluta raccontare a cuore aperto e, quel che si può leggere, fa venire realmente i brividi per la determinazione, il coraggio, la passione, il sacrificio, il talento infinito di questa splendida Atleta.

 

Ciao Giorgia, raccontaci brevemente di te (Dove sei nata? Dove abiti? Com’è la tua famiglia?).

Ciao! Sono nata a Ponte San Pietro (BG) il 23.02.2003…precisamente alle ore 18.32.
Abito a Brembate, in provincia di Bergamo insieme a mamma Fulvia, a papà Massimo e alla mia sorellina Lara di 11 anni.

 

Quando e come hai iniziato con la ginnastica artistica?

Già da piccolissima ero sempre in movimento, non stavo mai ferma e mi piaceva tanto correre e saltare. Vicino a casa mia c’è un grande parco giochi e passavo lì tantissimo tempo, perché mi sentivo libera.
Mia mamma, allora, quando avevo 3 anni, ha pensato di iscrivermi ad un corso di ginnastica artistica, in una palestra vicino a casa, al fine che potessi sfogare tutta l’energia che avevo dentro.
E’ stato amore a prima vista. Durante gli anni delle scuole elementari, mi allenavo un po’ a Treviolo, con Irene Castelli e un po’ a Brescia, presso la Brixia, dove qualche volta rimanevo a dormire il venerdì sera, per poi tornare a casa il sabato, per pranzo.
A 11 anni, poi, con l’inizio delle scuole medie, mi sono trasferita quasi totalmente, a Brescia, dove vivo insieme alle mie compagne, in una casa vicino alla palestra, dal lunedì al sabato mattina.
Il responsabile dei miei allenatori è il Direttore Tecnico della Nazionale: Enrico Casella.

 

Cosa ti piace del tuo sport e, in particolare, delle tue discipline?

La ginnastica artistica  mi permette di esprimere tutta l’ energia che ho dentro di me.
Amo le parallele perché mi piace saltare da uno staggio all’altro e mi sembra di volare.
Adoro il corpo libero perché posso rappresentare, con la mia espressività, la gioia che provo mentre faccio l’esercizio.
Il volteggio, invece, mi permette di correre con tutta me stessa verso l’obiettivo.
La trave è l’attrezzo che sento meno, ma sto lavorando tanto per migliorare la pulizia e aggiungere elementi nuovi.

 

Quali sono le difficoltà maggiori nel praticare un’attività agonistica che ti assorbe quasi tutta la giornata, in duri allenamenti?

La mia giornata è piena, dalla mattina alla sera…..allenamenti dalle 8.30 alle 16, con pausa pranzo.
Successivamente, dopo la merenda dalle 16 alle 16.30, sino alle 19.30 circa scuola (vengono dei professori privati direttamente in palestra).
Poi fisioterapia e verso le 20 andiamo a cenare presso “La Tana degli Elfi”, ristorante che si trova a circa 50 metri dalla palestra.
Alla sera sono stanca, a volte felice di come è andata la giornata, a volte arrabbiata perché magari l’allenamento non è andato come avrei voluto, però è la vita che voglio fare, amo questo sport e amo anche la fatica che faccio perché mi permette di avvicinarmi sempre di più ai miei obiettivi.

 

Quando hai capito che avresti potuto sfondare nello sport?

Non l’ho mai capito e, anche adesso, voglio rimanere con i piedi per terra e pensare a lavorare sempre di più.
Sicuramente i risultati che ho avuto in questo anno mi hanno dato la carica per rendermi conto che, se si lavora duro, si può cercare di puntare in alto davvero.

 

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

A gennaio 2019 diventerò senior e questo vuol dire che dovrò confrontarmi con le ginnaste più forti al mondo.
Farò la serie A con la mia squadra Brixia, ma i miei obiettivi sono gli europei ad aprile in Polonia e, soprattutto, i mondiali di ottobre a Stoccarda che saranno determinanti per le qualificazioni alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

 

L’anno scorso hai avuto un brutto incidente al tendine di achille, ma ti sei ripresa con una velocità incredibile, in pochissimi mesi. Come sei riuscita in questa che va definita, al pari di quelle agonistiche, un’autentica impresa?

Il 1° aprile 2017 non me lo scorderò mai..
Durante il Trofeo città di Jesolo, mentre svolgevo una diagonale al corpo libero, ho sentito una fitta fortissima: rottura del tendine d’Achille. Prognosi 6 mesi per poter riprendere.
Ovviamente  è stato un momento bruttissimo, soprattutto perché non è affatto bello entrare in palestra e vedere le tue compagne che vanno avanti con gli allenamenti, mentre tu non puoi fare assolutamente niente.
Sicuramente, l’appoggio della mia famiglia, dei miei allenatori e delle mie compagne è stato fondamentale, ma durante il recupero ho incontrato persone fantastiche come l’ortopedico che mi ha operata il dott. Guido Zattoni della Poliambulanza di Brescia e il fisioterapista  Salvatore Scintu (di nome e di fatto) che mi ha supportata e sopportata per tutto il periodo della riabilitazione.
Poi, avevo tanta voglia di ritornare, ma non in qualche modo, volevo tornare alla grande e perfettamente a posto e quindi ho fatto davvero tutto il possibile per rientrare nei tempi giusti e nel modo migliore.

 

 Raccontaci un episodio o un incontro significativo per la tua vita, che hai fatto grazie allo sport.

A marzo del 2015 ho partecipato al trofeo Città di Jesolo nel “team young”. Avevo 12 anni ed era la prima volta che indossavo la maglia della nazionale italiana. Ero già molto emozionata, perché per la prima volta rappresentavo l’Italia in una competizione, anche se amichevole, ma l’episodio che mi è rimasto impresso di quella esperienza è aver incontrato e conosciuto la grande campionessa Simone Biles. Abbiamo anche fatto una foto insieme che tengo cara nelle mie memorie fotografiche. Adesso che ci penso mi fa quasi impressione immaginarmi, tra poco tempo, in un campo gara e competere contro di lei, ma questa è la bellezza dello sport e farò di tutto per lasciare, anche a lei, un bel ricordo di me.

 

Ora che sei famosa, le tue amicizie sono cambiate o sei riuscita a mantenere le relazioni di sempre?

La mia vita continua come sempre, per me non è cambiato nulla e, invece, so che devo lavorare sempre di più perché il passaggio alla categoria senior è duro e non mi devo accontentare di niente.
Trasferendomi a Brescia, ovviamente, ho perso tanti contatti nel mio paese, ma le mie due migliori amiche, Alessia e Viola, ci sono e ci saranno sempre.
Poi, anche con le mie compagne di “avventura” c’è un rapporto di amicizia e affetto, nei limiti di qualche piccola discussione che si possa avere, ogni tanto,  perché non è facile vivere 24 ore su 24 sempre insieme.

 

Cosa consiglieresti ai ragazzi che volessero intraprendere il tuo sport. Quali sono le caratteristiche essenziali da cui non si può prescindere?

La ginnastica artistica è uno sport, per me, meraviglioso.
Quando si inizia a praticarlo non si riesce più ad abbandonarlo proprio perché prende dentro.
Sicuramente la potenza fisica è importante perché  permette di dare la spinta, soprattutto al volteggio e al corpo libero.
Poi eleganza e espressività sono necessarie per poter svolgere gli esercizi in modo pulito e accattivante.
Fondamentale, però, non avere paura dell’attrezzo perchè, come dice sempre mia mamma è lui che deve avere paura di te.
Infine è indispensabile avere  tanta voglia di imparare sempre cose nuove poichè, in tutti e quattro gli attrezzi, gli elementi da poter provare sono tanti e diversi in base alle proprie capacità e caratteristiche.

 

 

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